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Aerofotogrammetria con il drone: cos’è, a cosa serve e come si fa un rilievo

Ortofoto, modelli 3D, volumi e curve di livello dalle foto del drone: come funziona un rilievo, cosa sono GSD, punti di controllo e RTK, cosa si consegna e quali regole valgono.

Redazione xdroni · Fonti verificate il

Campi coltivati e una strada visti dall’alto
Foto: Pexels su Pixabay

In breveL’aerofotogrammetria con il drone trasforma centinaia di foto scattate dall’alto in misure: mappe in scala (ortofoto), modelli 3D del terreno e degli edifici, volumi di cumuli e scavi. Il drone vola in automatico su una griglia, le foto si sovrappongono e un software le ricompone. Serve a geometri, ingegneri, architetti, cave, cantieri, agricoltura e beni culturali. Per le regole è un volo come gli altri: categoria aperta se resti a vista, sotto i 120 m e con le distanze dalle persone, altrimenti categoria Specific.

Cos’è e a cosa serve

La fotogrammetria ricava forme e misure da più fotografie dello stesso oggetto prese da punti diversi. Con il drone le foto si scattano dall’alto, in modo ordinato, e coprono in poco tempo aree che a terra richiederebbero giorni di lavoro.

  • Topografia ed edilizia: rilievi di terreni e lotti, curve di livello, stato di fatto di un cantiere, avanzamento dei lavori.
  • Cave, discariche, movimento terra: calcolo dei volumi di cumuli e scavi, confronto tra rilievi di date diverse.
  • Architettura e beni culturali: modelli 3D di facciate, coperture, ruderi e siti archeologici.
  • Agricoltura: mappe dei campi, pendenze, drenaggi; con sensori multispettrali anche lo stato della vegetazione.
  • Ambiente e territorio: frane, erosione delle coste, alvei dei fiumi, dopo un evento o nel tempo.

Come funziona un rilievo

  1. Pianificazione: si disegna l’area su un’app di volo e si scelgono quota e sovrapposizione delle foto. Prima si controllano le zone D-Flight e il vento.
  2. Volo automatico: il drone percorre linee parallele («a griglia») e scatta a intervalli regolari. Di solito le foto si sovrappongono molto, spesso intorno al 70–80% sia in avanti sia di lato, perché il software deve ritrovare gli stessi punti in più immagini. Per le facciate e i modelli 3D si aggiungono foto oblique.
  3. Punti di controllo: per un rilievo preciso si misurano a terra alcuni punti ben visibili dall’alto (vedi sotto).
  4. Elaborazione: un software di fotogrammetria riconosce i punti comuni tra le foto, ricostruisce la geometria e produce ortofoto e modelli.
  5. Controllo e consegna: si verificano gli errori sui punti di controllo e si consegnano i file nel sistema di coordinate richiesto.

Precisione: GSD, punti di controllo, RTK

Il GSD (Ground Sample Distance) è la dimensione a terra di un pixel della foto: più è piccolo, più dettagli vedi. Dipende da sensore, obiettivo e quota:

GSD (cm/pixel) = larghezza del sensore (mm) × quota (m) × 100 ÷ (focale (mm) × larghezza dell’immagine (pixel)). Esempio: sensore da 13,2 mm, focale 8,8 mm, foto larga 5472 pixel, quota 100 m → circa 2,7 cm per pixel. A 50 m il GSD si dimezza.

  • Punti di controllo (GCP): bersagli a terra misurati con un ricevitore GNSS di precisione. Ancorano il modello alle coordinate reali e permettono di misurarne l’errore.
  • RTK e PPK: droni con ricevitore GNSS di precisione che correggono la posizione di ogni foto in tempo reale (RTK) o dopo il volo (PPK). Riducono i punti di controllo necessari, ma qualche punto di verifica resta buona pratica.
  • Luce e vento: luce uniforme, poche ombre nette e foto non mosse contano quanto la tecnologia.

Cosa si ottiene

ProdottoCos’èPer esempio
OrtofotoFoto zenitale corretta, misurabile come una mappaBase per progetti, confini, stato dei luoghi
Nuvola di puntiMilioni di punti 3D con coloreMisure, sezioni, rilievi di edifici
DSM e DTMModelli digitali della superficie (con edifici e alberi) e del terreno (senza)Pendenze, curve di livello, drenaggi
Modello 3D texturizzatoSuperficie 3D con le foto applicateFacciate, coperture, beni culturali
VolumiCalcolo tra la superficie e un piano o un altro rilievoCumuli in cava, scavi, riporti

Le regole per volare

Per le regole europee un rilievo non è diverso da un altro volo: contano drone, distanze dalle persone e rischio, non il fatto che sia un lavoro (guida drone per lavoro: cosa serve).

  • Categoria aperta: il volo automatico a griglia è ammesso se il drone resta a vista e tu puoi riprenderne il controllo in ogni momento; massimo 120 m dal terreno. In campagna, lontano da case e persone, basta spesso la sottocategoria A3; vicino a zone abitate servono un drone di classe adatta e l’attestato giusto (che attestato mi serve?).
  • Categoria Specific: aree grandi da coprire oltre la vista, rilievi in centro abitato con droni pesanti o sopra persone richiedono una dichiarazione (scenari standard) o un’autorizzazione (guida sulla categoria Specific).
  • Sempre: registrazione dell’operatore, assicurazione che copra l’uso professionale, zone geografiche, permesso del proprietario dell’area quando serve.
  • Privacy: un’ortofoto ad alta risoluzione può mostrare persone, targhe e cortili. Pianifica l’area, evita di riprendere più del necessario e tratta i dati con cura (guida su privacy e riprese).

Quando un rilievo serve per pratiche edilizie, catastali o progetti, gli elaborati di solito li firma un tecnico abilitato: il pilota può essere lui stesso o lavorare per lui.

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Errori comuni

  • Volare troppo alto per «fare prima»: il GSD peggiora e il limite resta 120 m dal terreno, anche in collina.
  • Sovrapposizione scarsa: il software non ricostruisce zone uniformi come prati, acqua o tetti chiari.
  • Nessun punto di controllo: il modello sembra bello ma le misure possono essere sbagliate di metri.
  • Dimenticare il terreno in salita: con quota costante dal decollo il drone si avvicina al pendio e il GSD cambia (alcune app seguono il terreno).

Mettiti alla prova

1. Cosa misura il GSD?

La dimensione a terra di un pixel della foto: più è piccolo, più il rilievo è dettagliato. Diminuisce abbassando la quota.

2. Un rilievo a pagamento in campagna, lontano da persone e case, con il drone sempre a vista: serve un’autorizzazione?

No: è un’operazione in categoria aperta, di solito in sottocategoria A3 con l’attestato A1/A3. Restano registrazione, assicurazione e zone geografiche.

3. A cosa servono i punti di controllo a terra?

A collegare il modello alle coordinate reali e a misurarne l’errore.

Fonti

  • Regolamento di esecuzione (UE) 2019/947, allegato UAS.OPEN.010–060 (categoria aperta, volo a vista, 120 m) – EUR-Lex
  • EASA, «Open Category — Low Risk — Civil Drones» – easa.europa.eu
  • ENAC, categoria specifica – enac.gov.it

Questa guida spiega le regole con esempi e non sostituisce i testi ufficiali né le verifiche su D-Flight prima di ogni volo.

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